Innovazione e digitale: una grande occasione da non perdere
In una situazione difficile come questa, in cui il coronavirus non ferma la sua tragica marcia e si porta con se sempre più vittime, sia nel nostro Paese che nel Mondo, la strada intrapresa per prevenire la diffusione della pandemia alle masse sembra condivisa dalla quasi totalità degli Stati. Per fortuna il contagio sembra lentamente in fase di arretramento. I numeri dimostrano una tendenza all’appiattimento delle curve (dei contagi e dei decessi) in quasi tutti i Paesi, con differenze in termini temporali poiché la diffusione non è stata contemporanea. In Italia ed in altre nazioni siamo ormai sul punto di lanciare la discussa app per il tracciamento dei positivi, dei contatti e degli spostamenti con non poche critiche relative alla privacy ed alla tempestività in quanto probabilmente questa strategia tecnologica andava presa all’inizio della diffusione del virus nel Paese. Molte aziende, diversi amministratori locali ed alcune fazioni politiche premono per la riapertura graduale delle aziende per evitare un tracollo irrimediabile dell’economia.
In Italia le misure politiche anti-contagio, arrivate progressivamente nell’arco di poco tempo, hanno previsto e tuttora prevedono la quarantena forzata nel proprio domicilio, una forte limitazione degli spostamenti delle persone ed un blocco quasi totale della produzione industriale e delle attività in genere, fatta eccezione per i servizi ritenuti essenziali, il cosiddetto lockdown, ormai divenuto termine in voga in queste settimane. A tutto ciò segue una continua corsa da parte di innumerevoli attori agli studi ed alle ricerche per poter definire delle stime relative alla crisi economica che la pandemia ci comporterà. In linea generale la domanda di parecchi beni e servizi si è notevolmente contratta, con notevoli eccezioni. Alcuni settori sono stati del tutto annientati come il turismo, le vendite al dettaglio, lo sport, la ristorazione, la moda e gli eventi dal vivo mentre altri settori invece hanno ricevuto un notevole incremento della mole di lavoro come i supermercati, le consegne a domicilio, le telecomunicazioni, internet, software, e-commerce, alcuni prodotti ICT, etc.
Lo smart working ha fatto il suo rapidissimo ingresso forzato nel nostro Paese consentendo a molte aziende di non perdere tempo di lavoro, alla PA di continuare a garantire i servizi essenziali ai cittadini e nel contempo ad entrambi di fare un passo avanti verso la digitalizzazione dei propri processi produttivi e di governance. E’ proprio questo il punto che vorrei sottolineare in questa analisi. In che situazione è il nostro Paese per quanto riguarda questa impellente metamorfosi verso il digitale? Ma digitalizzazione non è solo smart working. Ed innovazione non è solo digitalizzazione. Andiamo per gradi.
In Italia secondo uno studio dello scorso anno del Politecnico di Milano la maggior parte delle grandi aziende aveva già adottato soluzioni innovative per quanto riguarda lo smart working mentre Pmi e PA accennavano modesti miglioramenti e rimanevano a percentuali piuttosto basse.
La digitalizzazione fa riferimento alla connettività, alle competenze personali, all’utilizzo dei servizi internet, all’integrazione delle tecnologie digitali ed alla PA digitale. Uno studio fatto dall’UE, il DESI (Digital Economy and Society Index), che tiene conto delle metriche sulle componenti appena accennate, classifica l’Italia quintultima nell’indice aggregato tra i paese dell’UE. Nello specifico siamo particolarmente carenti nel capitale umano e nell’uso dei servizi internet, perni fondamentali per uno sviluppo digitale del Paese.
Un fattore principale e trainante per tutti gli altri è l’ammontare degli investimenti in progetti ICT di ricerca ed innovazione da parte di Enti pubblici ed imprese private.
Il Global Innovation Index (GII) è un indice multi-dimensionale più complesso, studiato e sviluppato dalla Cornell University, INSEAD e dal WIPO (World Intellectual Property Organization, ente dell’ONU), in collaborazione con altre organizzazioni ed istituzioni e basato su una molteplicità di dati provenienti da diverse fonti tra cui l’International Telecommunication Union, la Banca Mondiale ed il World Economic Forum. Questo indice, calcolato annualmente, racchiude tutti i fattori di sviluppo tecnologico degli Stati, a partire dalle Istituzioni, dal capitale umano e dalla ricerca, passando per le infrastrutture e per la “sofisticazione” del mercato e delle imprese, fino ad arrivare alla creazione, all’impatto ed alla diffusione delle conoscenze per favorire invenzioni ed innovazioni ed alla creatività a queste ultime correlata. In questo ranking mondiale aggregato l’Italia è trentesima, in coda ai paesi considerati maggiormente sviluppati. In particolare siamo leggermente meglio (ca. ventesimi) in infrastrutture e nelle conoscenze atte alle invenzioni ed all’innovazione, mentre siamo carenti a livello di condizioni del mercato e di volume di transazioni (cinquantesimi). Nella figura potete osservare la posizione dell’Italia rispetto agli altri Paesi in un grafico che correla l’indice GII con il PIL procapite a parità di potere d’acquisto.

Come precedentemente detto nel nostro Paese vi sono inoltre notevoli differenze tra aree geografiche, PA (Governo, Regioni, Comuni, Enti pubblici), burocrazia ed il settore privato (grandi aziende, Pmi e microimprese).
Un iniziativa molto positiva che si è collocata in questa direzione è Solidarietà digitale (https://solidarietadigitale.agid.gov.it), promossa dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con il supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, per ridurre l’impatto sociale ed economico del coronavirus grazie all’offerta gratuita di soluzioni e servizi innovativi da parte di parecchie imprese volenterose a beneficio di cittadini ed altre imprese. Ci sono davvero tantissime possibilità tra connettività, e-learning, informazione e svago, smart working e servizi ai cittadini.
In un brutto e triste momento come questo, cosa c’è di più confortante che poter mettere assieme più cose utili? Ecco, stavolta è proprio così: solidarietà e digitalizzazione possono andare appaiate e servire per insegnarci l’ennesima lezione. A questo proposito mi ricollego ed amplifico delle considerazioni che avevo fatto sulla conoscenza, sul suo possibile sviluppo in quarantena (attraverso l’apprendimento personale nel tempo libero a casa) e sui vantaggi che l’acquisizione di competenze comporta per l’economia, le persone, lo stato e la cultura. Ora faccio un passo avanti.
Sebbene tra una moltitudine di stimoli diversi non sempre tradurli in azione può essere così facile e scontato come ben sappiamo, l’unica via per pensare il futuro è quella dell’ottimismo. In questa sorta di “limbo temporaneo” per le nostre imprese e per tutta la nostra Nazione possiamo ridefinire le procedure, abbiamo la possibilità di massimizzare tempi e risorse, umane, tangibili ed intangibili, di colmare il gap informatico che ci separa dai Paesi più virtuosi e di porre le basi per la fine della cosiddetta fuga dei cervelli dal nostro Belpaese al resto del Mondo. Sfruttiamo questa crisi per ripartire più convinti di prima e con una maggiore consapevolezza dei nostri mezzi e delle nostre menti. Coraggio Italia!


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