C’è sempre da imparare

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Riporto qui una breve considerazione che avevo fatto a fine marzo ed avevo inviato a “La Stampa” e che mi è stata cortesemente pubblicata sotto forma di lettera al giornale, nell’apposita sezione “Secondo me” del sito LaStampa.it in data 26 marzo.

Mi sembra opportuno riproporla anche in questa sede per i seguenti motivi:

  • perché è il mio primo scritto che ha visto la luce, nel senso che è uscito dal mio computer per approdare su qualche server che lo ha reso pubblico;
  • poiché rappresenta la base di partenza di altre considerazioni che avevo appunto fatto qui in data successiva;
  • per puntualizzare (anche se potrebbe apparire scontato) che il mio intento dal punto di vista strettamente paradigmatico era sia specifico, come ben esplicitato nel testo al periodo della quarantena, che di natura universale, in quanto come logicamente si può dedurre, le affermazioni “motivazionali” sul valore della conoscenza che ho esposto sono pressoché assolute e valide sempre (come ho già indirettamente osservato qui);
  • per cogliere l’occasione per ringraziare pubblicamente la Redazione del quotidiano “La Stampa” che ha pubblicato le mie considerazioni garantendogli così una discreta visibilità.

Una riflessione su una prospettiva sempre più attuale nel nostro mondo sempre più complesso: l’importanza della conoscenza

“Siamo già da tempo in quarantena in piena emergenza coronavirus. Siamo a casa la maggior parte del nostro tempo e praticamente chiunque ha a disposizione una connessione a  internet ed un computer, un tablet o uno smartphone. Possiamo approfittare di questa occasione ed usufruire di questo abbondante tempo libero per svagarci nell’ormai vastissimo oceano che è la rete internet al giorno d’oggi. Ma il web non offre solo occasioni di svago ma un’infinità di altre possibili attività. Come per ogni cosa contano le motivazioni, la volontà di leggere e di informarsi, ma anche e soprattutto di imparare.  

Il nostro Paese conta la percentuale più alta di analfabeti funzionali d’Europa. E’ ampiamente riconosciuto il fatto che il tasso di istruzione della popolazione di un paese sia direttamente proporzionale con il suo livello di innovazione sia nel settore pubblico che privato, con ovvie ricadute sul Pil, sul mercato ed infine nel benessere e la qualità della vita.

«Scientia potentia est», sapere è potere, scrivevano Bacone e Hobbes. Dunque siamo realmente consapevoli di questo assunto? Nei secoli siamo riusciti ad appropriarci di questo insegnamento capostipite di tutti gli altri? Studiare ed apprendere se non è una passione o lo diventa può essere difficile da realizzare, soprattutto se è necessario farlo attraverso i libri e gli studi e non ci si può permettere di imparare in altra maniera, magari lavorando e facendo esperienze di vita.

Sfruttiamo dunque questo periodo di detenzione domiciliare per riscoprire le nostre passioni accantonate o anche solo mai approfondite, vediamole come una nuova possibilità di (ri)scoperta del mondo e delle cose”. 

Carlo Loddo, Lettere a LaStampa.it, 26/03/2020

Fin da quando ero trasportato dalla consueta vivacità dell’età adolescenziale, mia madre mi trasmise uno dei tantissimi suoi saggi insegnamenti, la “versione moderna” e pragmatica dell’antica autorevole citazione latina dei due illustrissimi filosofi post-rinascimentali, che tuttora mi guida: “Non buttare via il tuo tempo, usalo per crescere!”. Sembrerebbe indirizzato soprattutto ai giovani ma in realtà ha (anch’esso) un valore universale.

Inoltre il titolo di questa riflessione ha una portata illimitata, non solo relativa alla conoscenza in senso strettamente legato allo studio ed all’istruzione ma anche, come affermato nel testo, legato all’apprendimento dalle esperienze vissute, in quanto la vita in qualsiasi situazione insegna sempre qualcosa, anche dove apparentemente non c’è una significativa valenza empirica si può astrarre sempre qualche insegnamento, male che vada, “sbagliando si impara”.

In conclusione stavolta, viste le presumibili imminenti difficoltà generate dalla cosiddetta seconda ondata di Covid-19, mi limito solamente ad un invito ad interpretare, “rispettare” e trasmettere reciprocamente i valori di coscienziosità, responsabilità individuale e collaborazione collettiva, che tra l’altro sono proprio tre cardini fondamentali delle società altamente civilizzate e che (non a caso) derivano da un buon livello di educazione e istruzione associati ad alti gradi di eticità, moralità ed empatia.

Virtus unita fortior

Nell’unità la virtù assume maggiore forza

O nella forma più nota del proverbio italiano: “L’unione fa la forza”.

E noi in sardo diciamo appunto:

Fortza Paris

“Forza Insieme”

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